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NOTIZIE & CURIOSITA'
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Rapporto domanda/offerta...
Il mercato mondiale del vino sta richiamando
moltissimi operatori di ogni genere
(distributori, agenti, ecc.).
Senza entrare nel merito del problema
riguardante la serietà di tali operatori,
c'è comunque da riflettere su alcune realtà
che possono essere fatte diventare numeri e
statistiche (il marketing si basa sui numeri
e sulle statistiche).
Per nostre ricerche effettuate presso molti
acquirenti esteri nostri conoscenti (in
particolare Asia e Nordamerica), per ogni
richiesta di acquisto da loro pubblicata sui
vari siti internet, vengono ricevute
mediamente 100 - 120 offerte da produttori o
venditori vari.
Alcune domande:
- come farà il compratore a scegliere tra
tutti?
- quali sono i criteri di scelta?
- sempre che l'acquirente sia un operatore
serio, quali probabilità ci sono che un vino
venga scelto tra gli altri? 1 su 100 - 120?
- tutte queste offerte servono solo ad
abbassare il prezzo medio di vendita nel
mercato globale?
- quanto tempo e denaro si sprecano nel fare
offerte a vuoto?
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Truffe...
Ci sono tre principali tipi di truffa che stanno
girando su alcuni siti e portali molto
famosi che si occupano di vino e che
pubblicano centinaia di richieste di vino da
tutto il mondo.
Il punto chiave di tali truffe è dato dal
fatto che chi si propone come potenziale
acquirente ed avvia una richiesta di offerta
(call for tender), riceve almeno un
centinaio di risposte. Tra tutte queste
risposte è facilissimo trovare chi ci casca.
Tali truffe colpiscono indifferentemente i
produttori di tutto il mondo. Esaminiamole
tutte e tre.
1 -
La truffa del ristorante o del dettagliante
- Un ristoratore o un piccolo negoziante
poco onesti, possono richiedere a chi
risponde ad una "call for tender" l'invio di
campioni gratuiti (6-12 bottiglie o più).
Ovviamente non ci sarà alcun seguito, poiché
lo scopo è già stato raggiunto: rifornire la
propria cantina gratis.
2 -
La Truffa Cinese - Sedicenti società
commerciali cinesi si stanno proponendo da
circa due anni su internet, come potenziali
acquirenti di qualsiasi prodotto (vino
compreso) in grandi quantità. Si dicono
pronte a pagare anticipatamente il 30 - 40%
ed a firmare un contratto d'acquisto
legalizzato.
Non chiedono campioni, non discutono sul
prezzo; l'unica condizione è che il titolare
o il responsabile si rechi nella loro città
(di solito Guilin) per le trattative e la
firma. Ci penseranno loro a prenotare
albergo e ristoranti ed a organizzare il
soggiorno.
Il produttore ci casca e vola al più presto
a Guilin... All'arrivo viene prelevato da
qualche collaboratore/collaboratrice alla
stazione degli autobus e portato in albergo
(prenotato da loro) e poi in ristorante
(prenotato da loro). L'incontro con il
"boss" è fissato per il giorno dopo...
Il primo incontro è in apparenza positivo,
ma inconcludente, per cui si fissa un altro
incontro per il giorno dopo... Il "boss" è
troppo impegnato e non potrà farci compagnia
il resto della giornata (il buon cinese è
onorato di intrattenere gli ospiti,
specialmente se vengono da lontano e il buon
cinese paga sempre il ristorante).
In compenso i collaboratori ci portano a
spasso ed in ristorante (non pagano mai...)
e ci dicono chiaramente che ci sono molte
offerte in ballo per quella fornitura, che
in seguito ce ne saranno molte altre e che
per spuntarla, bisogna fare qualche "omaggio
in soldi o altro".
Inoltre, il giorno dopo l'appuntamento viene
rinviato con qualche scusa ai giorni
successivi... Il malcapitato è ormai in Cina
e deve andare avanti... Dopo una settimana,
si arrende e torna a casa deluso, magari
senza aver compreso di essere stato vittima
di una truffa.
Obiettivo della truffa: il falso acquirente
percepisce una provvigione da hotels e
ristoranti e intasca gli "omaggi". C'è
l'economia di una mezza città che si regge
su questo "giochino"!
3 -
La Truffa Nigeriana - Nelle modalità
iniziali, molto simile a quella cinese, ma
più pericolosa nelle conclusioni.
La richiesta di acquisto parte dalla
Nigeria, dal Benin o da paesi limitrofi.
Grandi quantità e proposta di pagamenti
anticipati, senza nemmeno "assaggiare".
Dopo i primi contatti, vengono richieste
delle somme per la stesura del contratto
d'acquisto o altre pratiche burocratiche
(circa 1.500,00€uro). I soldi possono essere
inviati con trasferimento diretto (Western
Union o simili).
Si può anche arrivare alla richiesta di un
incontro diretto per i preliminari; il
venditore dovrà portare la cifra con sé.
L'incontro può avvenire in una grande città
europea o, peggio, in Africa. L'incontro può
trasformarsi anche in una rapina!
Ovviamente non si vuole criminalizzare tutti
i Cinesi o gli Africani, così come non
possono essere responsabili i siti internet
che si rendono veicoli inconsapevoli di tali
crimini.
Semplicemente raccomandiamo ai produttori di
stare all'erta.
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Alcune curiosità
sul mercato cinese...
Il mercato cinese è apparentemente uno dei più
potenziali mercati del futuro.
Diciamo "apparentemente" poiché alcune cose
ci fanno riflettere...
1 - Sembra (con i numeri in Cina bisogna
stare molto attenti) che il consumo di
mercato si aggiri sui 5 milioni di ettolitri
di vino.
2 - Sembra che circa la metà sia coperto da
vini di produzione locale.
3 - Attualmente il vino italiano è al 4°
posto tra i vini importati, dopo Francia,
Cile e Australia.
4 - Molti imprenditori cinesi, anche
provenienti da altri settori stanno
investendo in terreni, vigneti e macchinari
da enologia; inoltre, assoldano molti
enologi europei.
5 - C'è quindi da supporre che i Cinesi
(come al solito) diventeranno grandi
produttori di vino e magari in concorrenza
con gli Italiani.
6 - Ci sono anche centinaia e centinaia di
aziende e persone che entrano nel mercato
del vino in veste di importatori,
distributori, dettaglianti, agenti, spesso
poco seri o addirittura con intenzioni poco
oneste.
7 - La maggior parte di questi operatori
impostano i criteri di ricerca e di scelta
sul prezzo basso, franco arrivo (C.I.F.) e
sull'etichetta di gusto cinese.
8 - In base alle leggi locali, agli usi e
costumi, ai regolamenti doganali poco noti
persino ai locali, non è poi così facile
portare a termine una operazione di export
(e relativo pagamento) in Cina.
9 - Il vino comunque in Cina è consumato
solo nelle occasioni importanti e spesso
solo per esibizionismo da nuovi benestanti;
comunque non tutti i giorni.
10 - Altre bevande alcoliche (birra 75%) e
non (thè) vengono consumate al posto del
vino.
Per concludere: se le cose stanno così, il
mercato cinese non sembrerebbe poi così
grande, potenziale e ricco come molti
dicono, ma un mercato già molto duro, che
gioca al massacro, prima ancora di
sviluppare il concetto di qualità tipico dei
prodotti Made in Italy. |
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